Novità Fazi Editore di Giugno

Elido Fazi
LA BELLEZZA DI ESISTERE
collana Le Strade/ pp. 250 ca./ euro 15
Dopo L’amore della luna e Bright Star, Fazi torna alla prosa con questo scritto intenso e sincero in cui l’autenticità del racconto si fonde con una riflessione profonda sulla vita, sulla morte, sull’amore.
Il libro Un uomo, alla soglia dei quarant’anni, si affaccia sulla terrazza di quella casa che è stata, ed è, della sua famiglia e si interroga sul futuro e sul presente. Siamo in un piccolo paese delle Marche nascosto in una valle all’ombra dei monti Sibillini. Il paesaggio è quello dell’infanzia: il canto degli uccelli, le montagne, gli alberi piantati da quel padre innamorato di quei luoghi e che conosce l’inglese per essere stato prigioniero degli americani durante la guerra. È l’umile e fiera Italia. La natura, però, non è soltanto un’immagine di quiete, ma la scintilla da cui nasce il racconto che si svolge tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta. Dalle proprie origini, pur spostandoci non ci si allontana mai veramente. Fazi, mescolando prosa e poesia con aderenza alla materia trattata nel naturale scorrere degli eventi, sembra raccontare con uno sguardo antico. E la poesia è, a ben vedere, ciò da cui il protagonista non si è mai staccato, ciò che lo radica alle sue
origini, che dà un senso alla vita, alle gioie e ai dolori, agli umori e alle contraddizioni del suo carattere vitalissimo e malinconico. La poesia è quanto di «fanciullo» è rimasto vivo nella sua anima: «ama il fanciullo / che io ero nel tuo cuore, / rendimelo infine questo tuo cuore, / a me che tanto ti ho amato per tutta / la vita». La Bellezza, a cui si vorrebbe dedicare una vita intera, non è altro che questo donare a noi stessi il nostro stesso cuore. Immaginare, insomma, l’esistenza come un dono, la Grazia di un Dio che è, anche se non sappiamo cosa sia. Questa è la scommessa più alta di ogni essere umano; questa è la scommessa del protagonista de La Bellezza di esistere.
Su L’amore della luna hanno scritto:
«Si avverte nel libro la profonda fascinazione che lo scrittore subisce. Ma è un valore in
più; l’emozione aggiunge sapore alle pagine». Nadia Fusini, la Repubblica
«Con uno sguardo partecipe e moderno, laico, Fazi sa raccontare, combinando il passo del biografo con quello del romanziere, ma anche con quello del lettore di poesia».
Mario Baudino, TTL – la Stampa
«Una scrittura lucida e sicurissima che sa essere anche approfondita ricognizione critica, restituita attraverso la difficile arte del racconto». Fulvio Panzeri, Avvenire
«Travolgente». Giuseppe Scaraffia, Io Donna
«Un libro straordinario, chiccosissimo». Cesare Lanza, Libero Su Bright Star hanno scritto:
«Uno dei libri che resteranno». Marzio Breda, Corriere della Sera
«Bright Star scompagina le tessere della storia seminando in apertura gli indizi di un’affascinante rilettura, insieme devota e ridente, carica, come un giallo, di sensi e di sintomi. Gli avvenimenti sono semplici e profondi come apologhi». Daria Galateria, la Repubblica
«Bel libro». Natalia Aspesi, la Repubblica
«Elido Fazi, con il suo libro, è il commosso custode dell’ombra di un genio». Luigi
Sampietro, Il Sole 24 ore
«Libro fresco e sincero, non indegno del suo straordinario protagonista». Masolino
D’Amico, TTL – la Stampa
«Fazi racconta amorosamente ma con sobrietà, per frammenti, con una sorta di laica,
toccante devozione». Giuseppe Conte, Il Giornale
Elido Fazi Dopo L’amore della luna (2005) e Bright Star (2010), sulla vita di John Keats (e alcuni saggi a sfondo economico-politico), torna al romanzo con questo libro ugualmente frammisto di prosa e versi.



Amy Bloom

FORTUNATE NOI
Traduzione di Giacomo Cuva/collana Le Strade/ pp. 300 ca./euro 18
«Un libro davvero notevole. Non si trovano spesso romanzi di questa portata, colmi di personaggi tracciati con precisione chirurgica, un misto di commedia e tragedia che sconfina nel miracoloso, e frasi che dovrebbero stare in un museo delle frasi. Amy Bloom è sicuramente una delle scrittrici più importanti del momento, e sono certo che diventerà sempre più famosa. Scrive in modo meraviglioso e ha una visione sorprendente dell’amore, del dolore, della gioia, di ogni atto ed emozione umani significativi». Michael Cunningham

Il libro America, anni Quaranta. Due sorellastre, Eva, schiva dodicenne
abbandonata dalla madre, e Iris, ragazza fascinosa, cinica e aspirante attrice,
si ritrovano inaspettatamente a convivere sotto lo stesso tetto: quello del padre Edgar, ex insegnante di letteratura inglese e vedovo da poco. Dopo l’inizio complicato, tra le due s’instaura un profondo affetto e insieme decidono di partire alla volta di Hollywood, dove Iris spera di lavorare nel mondo dello spettacolo. La ragazza piace e il lavoro non manca, ma tutto precipita quando, a una festa per sole donne, ad accorgersi di lei sarà la bellissima Rose Sawyer, attrice sulla cresta dell’onda, che diventa la sua amante: i paparazzi però sono dietro l’angolo, e in un paese dove aleggia ancora lo spettro del proibizionismo, è importante che la relazione non venga allo scoperto. Così Iris ed Eva si vedono costrette a fuggire a New
York, dove devono inventarsi una nuova vita. Ma anche qui le insidie sono
dietro l’angolo. In un’esistenza governata dal caso, tra riavvicinamenti col padre squattrinato, incendi,
incarcerazioni, cartomanzia e rapimenti di bambini, le due ragazze cercheranno la loro strada senza
perdere mai il sorriso. Sullo sfondo, i discorsi di Roosevelt, la seconda guerra mondiale e il jazz. Con
una narrazione vibrante dal sapore picaresco, dove nessun risvolto è mai il più semplice e nessun
personaggio è davvero ciò che sembra, Amy Bloom ci mostra come l’affetto tra sorelle sia salvifico
anche quando la sfortuna è devastante e come l’estro sia la carta fondamentale per sopravvivere in un
mondo come questo, imperfetto ma bello.
«Un libro pieno di sorprese: si apre con un attacco fenomenale e si conclude con un’immagine squisitamente risolutrice. Non saprete in che direzione vi sta portando fino a quando, improvvisamente, non vi ci troverete. Un libro vibrante, che racconta di persone di ogni genere che vivono vite di ogni genere». The New York Times
«Se l’America ha un Victor Hugo, è Amy Bloom. Sono pochi, oggi, gli scrittori americani in grado di tenere il filo di una storia come questa in modo tanto riuscito.» The Washington Post
Amy Bloom Nata nel 1953, è autrice di tre romanzi, un libro per bambini e una raccolta di saggi. Scrittrice bestseller, è anche molto apprezzata dalla critica: è stata finalista al National Book Award e i suoi racconti sono apparsi su «The New Yorker», «The New York Times Magazine», «The Atlantic Monthly». Vive in Connecticut e insegna scrittura creativa alla Wesleyan University.





Gajto Gazdanov

RITROVARSI A PARIGI
Traduzione di Manuela Maddamma/collana Le Strade/ pp. 200 ca./ euro 15
Il libro Dopo la morte della madre, Pierre Fauré lascia Parigi per trascorrere il mese d’agosto in Provenza da un vecchio amico. L’incontro con la foresta, i suoi sentieri, la sua luce, la sua immutabilità e il suo silenzio fa intuire a Pierre – un uomo semplice, contabile di una piccola impresa – l’esistenza di un regno insospettato dove il tempo, lo spazio e le sensazioni regnano sovrane. L’apparizione di Marie, emersa come un sogno sulla soglia della porta della stanza che lo ospita, finisce per convincerlo che davvero la sua vita è altrove, forse destinata a un’impresa più grande. Pierre se ne innamora e decide di portarla con sé a Parigi. Per mesi si ostina a far uscire la giovane donna dal limbo nel quale è affondata, il limbo dell’inconsapevolezza e dell’oblio. Solo un miracolo potrebbe salvarla. E il miracolo avviene: il rifiuto della disperazione e la fede nella vita di Pierre Fauré hanno avuto successo laddove la scienza si era dichiarata impotente. Marie ritrova la sua umanità, la sua memoria, il suo passato.
Hanno detto dell’autore:
«Astro letterario dell’emigrazione». Il Manifesto «Un autore da riscoprire». La Stampa
«Tra i nuovi classici della letteratura». Panorama
Gajto Gazdanov (1903 – 1971) Di estrazione osseta, nasce a San Pietroburgo ma cresce in Siberia e Ucraina. Nel 1920 abbandona la Russia dopo aver combattuto nelle file dell’Armata Bianca di Vrangel’ e si stabilisce a Parigi, dove per mantenersi lavora negli stabilimenti della Renault e poi come conducente di taxi. Muore nel 1971 a Monaco di Baviera. Fra i suoi romanzi più importanti, tradotti anche in inglese, francese e tedesco, figurano Una serata da Claire (1930), Strade di notte (1940), Il fantasma di Alexander Wolf (1948) e Il ritorno del Budda (1950).





Georges Rodenbach
BRUGES LA MORTA
Traduzione di Catherine McGilvray / collana Le Strade/ pp. 120 ca./euro 15 
«Rodenbach è uno degli artisti più assoluti e più preziosi che abbiamo».
Stéphane Mallarmé
Uscito nel 1892, il libro fu al momento della pubblicazione uno dei più grandi best-seller del tempo. Dimenticato per gran parte del Novecento, poiché considerato disimpegnato politicamente, il libro venne riscoperto alla fine del secolo scorso e considerato unanimemente dalla critica come “un grande incanto”.
Il libro Incapace di superare il lutto per la morte della giovane e bellissima moglie Ofelia, Hugues Viane si trasferisce, insieme ai cimeli della defunta, a Bruges, dove vive nel ricordo e nella nostalgia della donna perduta. Esce di casa soltanto quando si
fa buio e passeggia tra le stradine malinconiche della città, che alimentano ulteriormente la sua tenace, invincibile tristezza. Una sera, per caso, incontra una donna, Jane Scott, che sembra la copia esatta della moglie. Con il passare del tempo, però, si rivela molto diversa da lei: capricciosa, irrequieta, futile, amante del lusso e della ricchezza, Jane ha assai poco da spartire con l’anima, la grazia, la dolcezza di Ofelia. E l’insana relazione fra i due, nutrita soltanto di false illusioni, prenderà presto una piega del tutto inaspettata.
A oltre un secolo di distanza, questa storia tragica e avvincente mantiene intatta la sua fortissima capacità di suggestione, rivelandosi una lettura indimenticabile. Un libro
che sembra sostare a un crocevia, condensando l’immaginazione di un’intera epoca e nello stesso tempo lanciando verso il futuro la sua provocazione fantastica.
Il lettore di oggi, nutrito di cinema, potrà riconoscere in Bruges la morta, come sulla lastra di un vecchio dagherrotipo, la stessa atmosfera allucinata di un grande capolavoro di Hitchcock, La donna che visse due volte, che fu ispirato proprio da questo romanzo.
Georges Rodenbach Nato a Tournai in Belgio nel 1855, è considerato uno dei più grandi poeti e scrittori belgi di sempre. Visse gli anni della sua piena maturità a Parigi, dove morì nel 1898.




Walter Friedrich Otto

IL VOLTO DEGLI DÈI
Traduzione di Alessandro Stavru/ collana Campo dei Fiori/ pp. 100 ca./euro 15

 Venti tesi sull’essenza del mito, sulla civiltà degli antichi e sulla lontananza del divino.

In pagine serrate e profetiche, Otto, uno dei maggiori pensatori tedeschi e storico delle religioni, ripercorre lo sviluppo spirituale dell’Occidente sul filo di parole fondamentali quali Legge, Archetipo e Mito.
Il libro Per Otto il prototipo o archetipo dell’essere umano non è la natura intesa come insieme di leggi fisico-psichiche, ma lo Spirito, un mondo che anche se oltrepassa la sfera naturale non la abbandona però mai del tutto, anzi la vivifica e le conferisce una nuova dimensione. Otto indica nella lingua (la lingua come rivelazione spirituale, esclusivamente umana) la chiave per comprendere da una parte l’origine e l’essenza del mito e dell’esserci a questo mondo e dall’altra le modalità effettive del suo apprendimento da parte del bambino.
Per capire bene quale sia il suo pensiero e il suo modo di esporlo, riportiamo un brano sul sorriso e sul riso come rivelazione dello spirito:
«La prima espressione che nel neonato rivela lo spirito è il sorriso, o il riso. Presso i popoli antichi questo strano fenomeno era il segno prezioso di una natura umana inviolata o ripristinata. Secondo un’antica credenza, il bambino stregato rimane tetro e muto finché non si riesce a farlo ridere; a quel punto nella culla dorme tutt’a un tratto un vero essere umano».
Per Otto la lingua umana quando si manifesta nella poesia dei grandi poeti è per eccellenza la lingua dell’incontro tra l’umano e il divino. E il comportamento eticamente giusto non può tanto essere identificato con quello “volenterosamente buono”, quanto con quello “consapevolmente cosciente”, una consapevolezza spirituale mai meramente intellettuale. Per Otto il mito è una “forma dello spirito”, una conoscenza del divino che non è fede, che rinvia comunque ad un’assenza, ma visione, ascolto e presenza diretta del Dio.
Walter Friedrich Otto (1874-1958) Insigne filologo e storico delle religioni è stato uno dei più originali pensatori tedeschi del secolo scorso. Fu amico di Martin Heidegger (insieme hanno curato l’edizione critica dell’opera di Friedrich Nietzsche) con cui condivise la passione per il grande poeta tedesco Friedrich Holderlin e maestro del grande studioso delle religioni Károly Kerényi.




Ian Manook

SANGUE NELLA STEPPA
La prima indagine del detective Yeruldelgger
Trad. di Maurizio Ferrara/ collana Darkside/ pp. 500 ca./euro 16.50
Un personaggio indimenticabile, un’ambientazione unica, un intrigo appassionante per il primo capitolo della trilogia che sta conquistando l’Europa, con 150.000 copie vendute solo in Francia. In questo thriller mozzafiato Ian Manook ci accompagna, colpo di scena dopo colpo di scena, dai deserti spazzati dal vento dell’Asia Centrale fino all’inferno dei bassifondi di Ulan-Bator.
Dopo la Svezia di Mankell, l’Islanda di Indridason, la Scozia di Rankin, d’ora in poi ci sarà la Mongolia di Ian Manook.
Il libro Il detective Yeruldelgger viene chiamato nel cuore della steppa per un sopralluogo nel punto in cui sono stati rinvenuti i resti ormai decomposti di una bambina. La piccola è stata sotterrata, vestita di tutto punto, insieme al suo triciclo. E nella mente di Yeruldelgger torna a galla lo spettro della morte della sua bambina, rapita e uccisa in circostanze misteriose cinque anni prima. L’episodio gli ha rovinato la vita e lui si è trasformato in un essere cupo e distruttivo. Nel corso dell’indagine sul caso, Yeruldelgger si troverà di fronte poliziotti corrotti, ricchi stranieri senza scrupoli, politici intoccabili e delinquenti filonazisti, per contrastare i quali dovrà attingere alle più moderne tecniche investigative e, insieme, alla saggezza dei monaci guerrieri discendenti di Gengis Khan. Il tutto sullo sfondo della sconfinata Ulan Bator – coacervo di contraddizioni, in bilico fra un’antichissima cultura tradizionale e l’influsso della modernità – e le vaste steppe abitate dai nomadi e messe a rischio dagli interessi economici e politici di oligarchi cinesi, coreani e mongoli.
«Questo thriller brilla per l’incredibile esotismo, per l’intensità e il mistero di un intrigo da cui è difficile staccarsi». Le Figaro magazine
«Un primo romanzo perfetto, palpitante e unico. Come un viaggio alla fine del mondo». Point de vue
«Un romanzo molto esotico. Una nuova regione compare sulla carta del crimine». Le temps
Ian Manook Giornalista, editore e romanziere, ha esordito con Sangue nella steppa, pubblicato nel 2013 da Albin Michel e primo di una serie di romanzi con lo stesso protagonista il cui secondo capitolo, Les Temps Sauvages, è stato pubblicato sempre da Albin Michel a febbraio del 2015. Vive a Parigi.




Shane Stevens

IO TI TROVERÒ
Trad. di Giuliano Bottali e Simonetta Levantini / collana Darkside/ pp. 800 ca./euro 14 
Ritorna in una nuova edizione, arricchita con la corrispondenza personale
dell’autore con l’amico John Williams,
Il libro A dieci anni Thomas Bishop viene internato in una clinica psichiatrica poiché ha barbaramente ucciso la madre, che lo tiranneggiava da sempre. Quindici anni dopo, ormai uomo, evade dall’istituto e dà inizio a una fuga sanguinaria, e sul suo cammino sono ancora le donne a cadere. Un omicidio, poi due, poi saranno decine; Bishop tortura e uccide spostandosi da Las Vegas a Chicago e a New York. Un personaggio infero ma straordinariamente umano, del quale Shane Stevens è cronista implacabile e, a suo modo, sodale, raccontandone nel dettaglio l’infanzia e gli anni di reclusione, le piccole ingenuità quotidiane e la ferocia omicida. Ne emerge un indimenticabile ritratto della follia, di quel concatenarsi di storie, incontri o mancati incontri che conducono un uomo a cedere alla violenza, all’orrore, alla distruzione dell’altro e di sé. E accanto a questa ombra inafferrabile che ferisce a morte le grandi metropoli del continente, scorre l’America degli anni Settanta, restituita attraverso una galleria di personaggi che gravitano intorno
all’universo del crimine: poliziotti, medici, giudici, politici e giornalisti, un’intera società che si stringe intorno al primo serial killer della storia contemporanea.
«Uno dei più acuti romanzi mai scritti sul lato oscuro dell’American Dream. Lo raccomando senza riserve!». Stephen King
«Un libro immenso». James Ellroy
Shane Stevens è nato a New York nel 1941. Tra il 1966 e il 1981 ha scritto cinque romanzi: Go Down Dead (1966), Way Uptown in Another World (1971), Dead City (1973), Rat Pack (1974) e The Anvil Chorus (1985). Pochi anni fa, grazie a un editore francese, ne sono stati rintracciati gli eredi. Ritiratosi dalla vita pubblica e dalla scrittura all’inizio degli anni Ottanta, Shane Stevens fece perdere ogni notizia di sé fino alla sua morte, avvenuta nel 2007.




William Peter Blatty

L’ESORCISTA
Prefazione di Edoardo Nesi / Trad. di Cristiano Peddis collana Darkside / pp. 400 ca./euro 14
Un grande classico della letteratura horror, un successo da sei milioni di copie, da cui è stato tratto il film horror per antonomasia.
Il libro Che cosa succede alla piccola Regan, trasformatasi in un mostro blasfemo che urla oscenità e frasi sconnesse? Sua madre, la famosa diva del cinema Chris MacNeil, non riesce a capirlo. Né ci riescono i medici e gli psichiatri, né la polizia. Forse solo un esorcista può dare una risposta. Ma la Chiesa impone cautela, esige prove, chiede tempo. Intanto la casa risuona di colpi, i mobili si spostano da soli, un uomo muore con il collo spezzato, il fragile corpo di Regan sembra cedere alla tempesta che lo sconquassa. E lo scontro tra l’uomo di Dio e gli spiriti del Male sembra ormai inevitabile. Scritto a partire dallo studio di un caso di possessione diabolica e pubblicato nel 1971, fu accolto con un certo scandalo dalla critica ma ebbe da subito un impressionante successo di vendite. Considerato da critici e lettori come uno dei migliori romanzi horror mai scritti, L’esorcista ha venduto circa sei milioni di copie ed è stato tradotto in diciotto lingue.
«La verità è che non sto semplicemente leggendo un libro. È un’esperienza del tutto diversa, percorrere le pagine dell’Esorcista. Vuol dire trovarsi a tu per tu con il Male». Edoardo Nesi
«L’esorcista è superiore ai libri del suo genere quanto un’equazione di Einstein lo è paragonata alle colonne di numeri di un contabile». The New York Times Book Review
William Peter Blatty È nato a New York nel 1928. Abbandonato all’età di sei anni dal padre, cresce con la madre cambiando casa ventotto volte. Si laurea in Letteratura inglese e a metà degli anni Cinquanta vince 10.000 dollari nel quiz show You Bet Your Life, cifra che gli consentirà di dedicarsi all’attività di scrittore. Del 1971 è l’ormai classico L’esorcista, da cui viene tratto il celebre film. Seguono diversi altri romanzi, tra cui Legion, Demons Five, Exorcists Nothing: A Fable e Il traghettatore, pubblicato da Fazi Editore nel 2012.
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