Pierpaolo Tavino “Niederhagen – Il Segreto Perduto”

Ciao a tutti! Benvenuti nella mia nuova rubrica VI CONSIGLIO UNA LETTURA, oggi è la volta di Pierpaolo Tavino e il suo libro “Niederhagen – Il segreto perduto”. Potete trovare sia la versione in ebook ad un prezzo di €2,99 sia la versione cartacea per  €8,32, per 322 pp. Edito da CreateSpace Independent Publishing Platform.

TRAMA:

Il giovane Leonardo, insieme alla sua fidanzata, si dirige al di fuori dello stress della grande capitale italiana per recarsi in una tranquilla campagna. Però, invece di trovare il relax sperato, sun-thriller-ambientato-durante-la-seconda-guerra-mondialei imbatte in un vecchio rudere abbandonato, all’interno del quale scopre dei resti umani. Quel corpo stringe tra le mani un antico diario nazista, chiuso da un lucchetto a quattro cifre e che presenta una sola misteriosa parola: Niederhagen. Decide di mostrare quel reperto alla sua amica Francesca, bibliotecaria appassionata del periodo storico in questione. Scopriranno che quel diario era appartenuto alle SS e che all’interno della
copertina è contenuto un particolare acido il quale, in caso di manomissione del lucchetto, scioglierebbe tutte le pagine distruggendo tutte le informazioni in esso contenute. Come riuscire a capire come trovare la combinazione necessaria? Si recheranno proprio a Berlino, al fine di cercare indicazioni utili per riuscire ad aprire quel diario. Ma questi movimenti attireranno l’attenzione di una misteriosa società segreta che sta mantenendo nascosto un pericoloso segreto da più di settant’anni. E quel diario potrebbe contenere proprio delle informazioni che potrebbero compromettere la loro setta. Inizierà così una corsa contro il tempo per scoprire la verità e cercare di restare in vita, sfuggendo a quegli individui.

PROLOGO:

Italia, 1947.

La macchia di sangue che si intravedeva dalla giacca ormai non era più cosi piccola. Quella che poteva sembrare a primo impatto una ferita non letale era stata ben assestata. A colpirlo era stato un cecchino che, se avesse avuto la mira migliore, lo avrebbe di certo spedito all’altro mondo.
O forse era quello il suo scopo? Prenderlo vivo?
Ormai doveva essere ben lontano dai suoi inseguitori. Il segreto che aveva scoperto lo aveva spinto a fuggire in Italia, ma non gli era bastato per restarne incolume.
In lontananza vide una vecchia casa abbandonata. Gli abitanti erano, probabilmente, fuggiti a causa dei continui bombardamenti durante la guerra. Quel che ne era rimasto erano solo cumuli di mattoni ricoperti di vegetazione. Gran parte delle pareti erano crollate e il tetto, diroccato, avrebbe seguito lo stesso destino nel giro di qualche settimana.
Si avvicinò e, dopo essersi assicurato che non ci fosse davvero nessuno, vi entrò. In quelle condizioni non sarebbe resistito a lungo. La continua perdita di forze lo stava indebolendo sempre di più, offuscandogli parzialmente la mente.
Si accasciò a terra, vicino a un barile pieno di acqua stagna. Finalmente in quel momento poté ridare vita ai propri pensieri. Si guardò la ferita che grondava sangue e tentò di estrarre la pallottola. Sentì, però, una forte fitta e capì così che non gli sarebbe stato possibile farlo in alcun modo.
Da un’apertura del soffitto guardò il cielo e vide le stelle. Quelle stesse stelle che guardava sempre sdraiandosi sul prato quando era solo un bambino, incurante delle urla incessanti di sua madre che lo esortava ad entrare in casa e mettersi a letto data l’ora tarda. “Chissà perché le stelle stanno lì ferme, immobili. Se io fossi una stella andrei tutto il tempo in giro per lo spazio!” pensava.
Hubert amava viaggiare, esplorare posti sconosciuti e scoprire cose nuove. Era una delle passioni che gli aveva lasciato suo padre, prima di partire per la guerra e non farne più ritorno. “Sono sicuro che tornerà. Sta solo scoprendo il mondo!” si rassicurava tra sé e sé.
«Hubert! Entra dentro o ti beccherai un brutto raffreddore!» gridò sua madre uscendo di casa.
Si andò a sdraiare accanto a lui. Conosceva il suo sguardo quando pensava al padre. Vide alcune lacrime scendere dai suoi piccoli occhi azzurri e, voltandosi verso di lei, chiederle: «Lui tornerà, non è vero mamma?».
Inevitabilmente i pensieri di Hubert andarono anche a sua madre. Dov’era adesso? Era al sicuro? O i suoi inseguitori sarebbero andati anche da lei? Con le ultime forze che gli rimasero accese la torcia e aprì il suo diario. Prese la sua stilografica insanguinata dal suo taschino destro e, dopo averne pulito l’impugnatura, la intrise nella ferita e iniziò a scrivere le sue ultime righe.

 

 

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