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Ciao a tutti eccoci con il secondo appuntamento del Calendario dell’avvento libroso.  Scopriamo insieme il titolo…

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E’ il bellissimo libro “1986” di Giuseppe Ottomano. Un libro che mi ha colpito davvero molto. Mi piacerebbe tanto leggere  il seguito, anche se sarà un libro con un finale infinito. Perché infinito? leggetelo e ne rimarrete sorpresi. Ho avuto anche il piacere di porre un paio di domande all’autore, qui sotto vi riproporrò la mia recensione e la mini intervista. Leggetelo o regalatelo sarà un bellissimo regalo che non deluderà. Qui il link clicca qui.

La mia recessione: I protagonisti di questo bellissimo libro sono Andrea e Tommy, detto anche Orsetto da Andrea, due ragazzi di Milano, due ragazzi nulla facenti con poca voglia di lavorare ma con molta voglia di divertirsi. Ma i due inaspettatamente riceveranno una grandissima eredità da un loro vecchio professore, da qui la vita dei due cambierà per sempre e definitivamente. Infatti i due ragazzi decideranno di intraprendere un viaggio per tu0000016341_otomano_copertina_1986_-_Copia.jpgtta l’Europa ma non sarà un viaggio a livello culturale, sarà un viaggio alla ricerca di giovani fanciulle, il loro passatempo preferito. In questo lunghissimo viaggio, un viaggio di trent’anni, incontreranno personaggi un pò stravaganti quanto loro, ragazze che ripetono sempre le stesse cose, sopratutto “Ma da quale epoca venite?”. Faranno amicizia con John, Agata e Isabella, si rincontreranno sempre e ovunque andranno. Sarà un viaggio trentennale ma stranamente i due giovincelli rimarranno sempre due giovincelli, ma solo Tommy comincerà a sospettare qualcosa, a mio avviso è quello un pò più sveglio dei due, mentre Andrea non fa caso a niente il suo pensiero sono le ragazze e l’unica cosa che legge sul giornale è la sua Juve che stranamente da trent’anni vince sempre il campionato ma lui non ci fa caso. Andrea sempre pronto ad attaccare bottone, con la lingua toppo lunga, certe volte avrebbe fatto più bella figura tenendo la bocca chiusa, non demorde mai dal suo obiettivo iniziale, anche se dopo trent’anni non è ancora riuscito a concludere niente, un personaggio molto simpatico anche se certe volte l’ho odiato per come trattava Orsetto, che è il mio preferito, lui che al contrario di Andrea prima d’agire un pò di più di lui pensa alle conseguenze, si interessa a quello che lo circonda e l’ho trovato un personaggio timido e chiuso rispetto al suo compare. Un libro mai noioso e sopratutto molto simpatico più volte mi sono trovata a ridere da sola, sopratutto a causa di Andrea con le sue uscite brillanti e le sue gran belle figuracce. Un libro che consiglio a tutti, si legge velocemente per la curiosità di scoprire questo mistero del tempo bloccato al 1986. Preparatevi a partire per un viaggio lungo trent’anni insieme a quei due simpatici mattacchioni con loro viaggerete da Nizza, ad Amsterdam fino a Berlino ma non solo.

Mini intervista all’autore:

D – Com’è nato il tuo libro?

R – In primis “1986” nasce per raccontare uno spaccato dell’Italietta di una trentina d’anni fa, e allo stesso tempo un tipo di mentalità che era molto comune nei giovani maschi dell’epoca. Non è stato nelle mie intenzioni criticare e neppure mettere all’indice questo modello comportamentale, ma soltanto rappresentarlo nella sua inesauribile carica di comicità involontaria. A parte questo, ho voluto trasmettere un messaggio più profondo: il valore del tempo, che ci scorre davanti inafferrabile. Così ho provato a ribaltare le condizioni; e per mezzo di un paradosso temporale i due protagonisti del libro vivono una staticità pressoché assoluta nel corso di un trentennio, e questa staticità non risiede solo nel loro modo di essere, ma anche in uno scenario storico che rimane immutato.

D – C’è un pizzico di te in Andrea e Tommy?

R – Spesso in letteratura un autore tende a mimetizzarsi dietro personaggi immaginari per delineare tratti della propria personalità, della propria vita o addirittura delle proprie aspirazioni. Ma ovviamente non è solo questo, e pur prendendo spunto dal vissuto personale, cerca di delineare figure che siano il più possibile originali. Nel caso di Tommy e Andrea, i due protagonisti di “1986”, posso dire che rappresentino la sommatoria di più personalità in cui ho avuto occasione d’imbattermi, compresa in parte la mia. Resta inteso che nel tratteggiarli ho preso a riferimento quello stereotipo, o meglio quella caricatura, del maschio italiano degli anni Ottanta, a cui ho accennato prima.

D – Fantastica l’idea del viaggio per l’Europa: sei anche tu un viaggiatore? Hai visitato gli stessi luoghi dei nostri protagonisti?

R – Come tanti altri, anch’io adoro viaggiare. E in veste di viaggiatore, in passato ho visitato i luoghi, in cui è ambientato il romanzo. Quindi, per descriverli ho attinto anche ai miei ricordi personali. Ho voluto intendere il viaggio come una metafora dell’esistenza. Il viaggio raccontato nel libro va avanti, ma ogni nuovo luogo sembra rassomigliare al precedente, come se si trattasse di un percorso che converge inevitabilmente sempre sulla stessa meta. Milano è il punto di partenza, come se fosse l’inizio di una semiretta, mentre Berlino, pur essendo l’ultimo capitolo del romanzo, non rappresenta il punto d’arrivo. Infatti la storia rimane sospesa, facendo balenare l’impressione che la saga dei due protagonisti possa andare avanti all’infinito.

D – Perché hai voluto ambientate il tuo libro nel 1986?

R – A essere franchi ci sono due motivazioni: una di carattere “celebrativo”, in quanto il 1986 cade esattamente trent’anni fa, e un’altra più personale. Infatti, nel 1986 avevo vent’anni e avevo riacquisito lo status di libero cittadino dopo il servizio militare, proprio come i due protagonisti del romanzo. Pertanto è un momento storico che conosco direttamente e di cui conservo un ricordo ancora abbastanza vivido. Raccontandolo, ho avuto occasione di approfondirlo, e devo dire che è stata un’operazione intrigante. Era un’epoca in cui una parte della gente provava un’irrimediabile nostalgia dell’atmosfera crepuscolare degli anni Settanta, mentre un’altra parte ne festeggiava l’addio cercando di darsi alla pazza gioia in un rito che voleva essere un inno al ritorno alla vita. Eppure in realtà questa apparente euforia conteneva una inquietante carica edonistica e un’esaltazione della superficialità in chiave anti-intellettualistica, sostanzialmente un rigetto del decennio appena passato.

D – C’è una scena a Nizza che riguarda Andrea e il bagno che mi ha fatto morire dal ridere, rido tutt’ora; come ti è venuta in mente una scena del genere? Io la trovo fantastica! E soprattutto quanto hai riso a scriverla?

R – Apparentemente può sembrare una scena di umorismo crasso, ma in realtà ho voluto raffigurare uno spaccato del carattere maschile. Andrea, il protagonista, è un personaggio esuberante e temerario, tanto che dà l’impressione di non conoscere il significato della paura, quasi fosse la reincarnazione di un pirata vichingo; eppure ha un suo tallone d’Achille, per la precisione nella stipsi, di cui non è chiaro se soffra davvero, o se più banalmente la interiorizzi per ipocondria. Così “l’impavido Andrea” si trasforma in una sorta di “Calimero”, e drammatizza la situazione fino al parossismo, toccando un vertice, anche a mio parere irresistibile, di comicità.

D – Ultima domanda, hai mai incontrato i tuoi personaggi in sogno? Te lo chiedo perché a me spesso e volentieri capita, soprattutto quando un libro mi prende molto mi succede di sognare i personaggi e i luoghi del libro.

R – Sai, Sabrina, come ho già precisato, i miei personaggi immaginari nascono da contesti reali, e una parte di questi li incontravo quasi quotidianamente nella vita reale. Oggigiorno li incontro più di rado, perché le persone e il contesto storico-sociale si sono trasformati profondamente. Con ogni probabilità abbiamo perduto quella vena di spensieratezza e incoscienza, che a guardarla in retrospettiva, ci rendeva meravigliosamente pittoreschi.

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