Book Party “Io e Te”

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Ciao a tutti lettoriiiii!!!! Per l’uscita di “Io e Te” di Micol Agio firmato Centauria, ho il piacere di condividere con voi sul mio Blog il primo capito di questo nuovissimo libro. Ma non finisce qui infatti, infondo alla pagina, troverete un link per partecipare all’estrazione di una copia! Partecipate e invitate anche le vostre amiche.

agio-coverTrama : «Io» è lei, Marinella, secchiona e perfezionista, che come tutte sogna il ragaz-zo ideale ma è innamorata di uno che di ideale non ha proprio nulla. «Te» è lui, Mattia, zero voglia di studiare ma parecchio bisogno di essere promosso, e un sorriso a cui è difficile dire di no. Diversi come la A e la Z dei loro cognomi, divi-si dall’intero elenco sul registro, uniti da una missione impossibile: far recuperare a Mattia la sufficienza in otto materie, in due mesi di tempo. Quando la sintassi, però, è quella dei sentimenti, non ci sono lezioni che tengano, bisogna inventarsi le regole. E si rischia di sbagliare, complici due amici troppo amanti dei cavalli, un sudamericano suadente, una classe di compagni fuori controllo e un supplente di educazione fisica giapponese con un sogno nel cassetto. Per tacere di Venezia: perché, diciamocelo, se uno vuole evitare di lasciarsi andare al romanticismo, abitare a Venezia è proprio una sfiga.
Avventure, equivoci e colpi di scena si susseguono in un’irresistibile storia di amore e di grammatica (e di molte altre materie, tutte insufficienti), che fa ridere fino alle lacrime e tiene con il fiato sospeso fino alla fine. Una cosa infatti è certa: c’è qualcosa di poco chiaro nel comportamento di Mattia, e non è solo il suo uso dei congiuntivi. Riuscirà Marinella Argenti a portare a termine la sua missione? Ma qual è, veramente, la sua missione? 

1
La mia incudine

Ripetizioni.
Tutto sta in questa parola.
Lo so, può sembrare un’affermazione assurda, ma adesso vi spiego.
Vedete, quando una persona è innamorata diventa automaticamente stupida. Non che stia offendendo tutti coloro che condividono questo stato, è solo un semplice dato di fatto. Ti innamori e scopri che è come vederti piombare in testa un’incudine stile cartoni animati. Un minuto prima ti chiedi perché proprio su di te, con tutto lo spazio che c’era intorno, un minuto dopo ti ritrovi schiacciata sotto la verità: non te ne libererai facilmente. E nel frangente in cui cerchi di negare l’evidenza, diventi stupido: un po’ perché hai appena ricevuto un colpo destabilizzante, un po’ perché sei troppo debole per respingere quel peso schiacciante.
Ora abbiate pazienza. È una storia lunga e ha due protagonisti: la sottoscritta e la sua incudine.
Zingaretti ha la mia età, la prima cosa che balza agli occhi guardandolo per la prima volta è quel vago senso di «ma dove finisce questo qui?». Infatti rasenta le vette del metro e ottantacinque, anche se a volte penso proprio che sia spazio sprecato. Le sue proporzioni sono grandi rispetto alla media, nel senso che se gli mettete una rondine tra le mani, ci si può costruire tranquillamente anche un nido. Ha lo stesso tatto e la stessa eleganza di un bisonte, ma perlomeno è carino (o è quello che solo io e pochi eletti crediamo). Inoltre possiede bellissimi e fluenti capelli ondulati che farebbero invidia a chiunque. A volte li lascia crescere un po’ troppo, forse, tanto che la sua fronte è sempre oscurata, ma che ci volete fare? È un cavernicolo. Vi chiederete che cosa mai mi abbia spinto a trovare del positivo in questa specie di gorilla e, francamente, me lo chiedo anch’io. Voglio dire, tralasciando il fatto che ha due occhi meravigliosamente verdi e un sorriso disarmante e un fisico forte e allenato, non c’è nulla in quella zucca che possa far pensare a lui come a un essere evoluto. Come tutto il genere maschile presente nella mia classe, c’è un solo argomento che potrebbe usare per portare avanti una discussione fino a una conclusione sensata: il calcio.
Già, l’unica materia in cui ha più di sei è educazione fisica ed è questo il motivo per cui la sottoscritta ha accettato di dare ripetizioni. A lui.
A che pro, vi chiederete, visto che in sua presenza mi trasformo in un automa con la sinapsi a intermittenza? Be’, per scoprirlo, dovete assolutamente sapere un paio di cosette su di me. Giusto due o tre fatti fondamentali della mia esistenza.
Sono nata.
Ho passato sedici anni della mia vita a sognare un principe azzurro. Difatti io sono una persona romantica, dolce, sognatrice, romantica, sensibile, sentimentale, romantica… non so se ho già detto «romantica», ma comunque questo è il punto. Il mio principe è mutato molte volte nel corso degli anni: prima era mio padre, poi il figlio della mia babysitter, poi mio cugino, poi Ash dei Pokémon, poi Jack Dawson, poi Alessandro, il mio compagno alle medie, poi Marco, il mio migliore amico, poi Ronald Weasley, poi Justin Timberlake e poi ho deciso che mi sarei buttata sui tipi studiosi e seri, stile Leopardi. Ok, devo dire che quest’ultima scelta azzardata era più una ripicca nei confronti dei maschi immaturi che incontravo nel mio cammino. Prima di iniziare il liceo, mi prefissai l’obiettivo di ignorare la categoria intera, aspettare un incontro fortuito con un bel tenebroso nella biblioteca della scuola e passare il resto della mia vita assieme a lui e alle opere letterarie.
Ovviamente non avevo pensato all’eventualità di un’incudine dal cielo. Che è arrivata proprio all’inizio dei cinque anni che faranno di me una persona istruita e pronta per il lavoro e gli studi universitari.
Ottimo.
Primo anno. Stavo seduta sul mio banchetto in prima fila mentre il liceo mi accoglieva a braccia aperte nel suo tunnel di disperazione, quando il cugino dello yeti inciampò sul piede del banco, il mio, facendomi sbavare il nome sulla firma dell’elenco della classe, del quale, guarda caso, io ero la prima e lui l’ultimo. Tipico inizio da telenovela. Non c’è modo migliore per far nascere un amore tra i banchi di scuola, se non quello di stramazzarci sopra.
«Porca troia!» fu la sua prima esclamazione. Registro linguistico ricercato.
Ci fecero presentare e pensai che quel tizio fosse un tantino rude, ma tutto sommato simpatico. Fu preso di mira dalla prof di matematica sin dal primo momento, dato che, senza il minimo indugio, le spiegò di aver scelto un indirizzo umanistico solo perché odiava le materie scientifiche. Sembrava un po’ idiota, ma in qualche modo mi aveva colpito.
Infatti con gli anni diventò ancora più scemo e io ancora più invaghita. Non mi spiegavo perché, ma per tutta la prima e la seconda non feci altro che studiare (non è vero) e pensare a quanto quell’essere peculiare mi incuriosisse. Arrivati a quest’anno, il terzo, posso fieramente ammettere di aver raggiunto una conclusione sullo studio della sua specie: è un animale strano. E mi affascina.
Proprio ieri me ne stavo seduta sul mio banchetto in prima fila, che ho soprannominato Rossano per via delle inspiegabili striature rosso fuoco sul sottobanco (alcuni sostengono sia la causa delle sparizioni degli alunni precedenti, altri dicono sia un banco in codice alieno con le coordinate di Atlantide), quando una mano si posa sulla mia spalla.
Alzo la testa dal mio ritratto del professore di scienze, e incontro quegli occhi ingiustamente meravigliosi che mi guardano in modo ingiustamente accusatorio.
«Ciao, Zingaretti.»
«Dobbiamo parlare.»
Dritto al punto. Lui sì che sa cogliere il succo delle cose.
«Cavolo, chissà che ho combinato.» commento.
Si mette a ridere e non riesco a trattenere un sorrisetto anch’io. Mi piace quando riesco a sembrare simpatica, anche se stranamente capita di rado. Ok, ho scritto «stranamente» per glissare sul fatto che il mio umorismo istiga al suicidio.
«Volevo chiederti un favore.»
«Ah sì?» alzo un sopracciglio.
«Sì ed è davvero importante» dice trascinando una sedia libera davanti al mio banco. In un modo totalmente discutibile, oltretutto, a cavalcioni e con la schiena rivolta verso la cattedra. Toro seduto, augh!
… ve l’ho detto che istigo al suicidio.” Smetto di sfumare la barba del prof e lo guardo sospettosa.
«Be’, sai che ieri c’è stato il ricevimento dei genitori, no?»
«Ah, giusto!» gli rivolgo un’occhiata divertita. «Mi aspettavo di vederti a brandelli, oggi.»
«Appunto» appoggia i gomiti al mio banco e sospira creando una specie di uragano che solleva in alto i ciuffi della mia frangia. Assume di colpo un tono lugubre: «Mia madre ieri sera è partita con “disgraziato di un figlio!” per poi finire con “sciagura della famiglia in cui sei sfortunatamente capitato” ed è stata la più gentile, ti risparmio i commenti di mio padre. Praticamente ho la sufficienza in ginnastica, arte, geografia e religione. E forse avrei dovuto avvisarli prima della nota disciplinare a inizio quadrimestre. Ieri mio padre sembrava posseduto, usava termini come “riformatorio”, “collegio”, “campo di concentramento”. Insomma, che tu ci creda o no, ho preso paura persino io».”Lo guardo con sufficienza: quanta scena, ragazzi.
«Sono sicuro che mi segheranno. No, anzi, mi faranno ripetere tutto dalla prima, dato che la Bracci ha detto a mia mamma che sembra che sia passato direttamente dall’asilo al liceo» si avvicina al mio viso come per non farsi sentire dai nostri compagni che schiamazzano lì intorno: «Le ha anche chiesto le ragioni che mi hanno spinto a scegliere un liceo invece che un’accademia per nullafacenti, ti rendi conto?».
«Ha detto questo?»
«Sì, testuali parole» incrocia le braccia.
«Che carina.» non posso negare di sentirmi offesa e umiliata al suo posto. La Bracci insegna matematica, ed è rinomata per la sua sottile stronzaggine. Sottile come un baobab, per capirci.
«Be’, se mia madre aveva un minimo di fiducia in suo figlio, ieri l’ha persa tutta» mormora quasi dispiaciuto e vedo la mia mano posarsi sul suo braccio in un moto di ti-capisco-non-sei-l’unico-a-volere-la-Bracci-morta. Non è giusto che lo tratti così. Ok, è palesemente senza speranza, ma serve davvero infierire?
Forse è solo un’impressione, ma sul suo viso compare un impercettibile sorrisetto soddisfatto non appena dimostro tutta la mia compassione. Infatti alza la testa di scatto e sospira molto teatralmente: «Mi servono ripetizioni».
Bravo, Capitan Ovvio.
«Da te.»
Che ha detto?
Mi guardo intorno come se ci fossero molte «me» tra cui scegliere. Qual è lo scopo del farti vedere tutto il meccanismo per la moltiplicazione del corpo di Naruto quando tu non potrai mai eseguirlo? Invidia?
«Me» ripeto come se fosse un idiota che non sa quello che dice. Be’, ci si potrebbe anche discutere.
«Sì, Holmes, indovinato. Te.»
Ora la domanda sorge spontanea: «Perché me?».
Lui mi guarda come se fossi io l’idiota: «Perché sei una secchiona?».
Be’, per lui secchiona significa avere la media del sei e mezzo, quindi qui dentro ci sono almeno dieci potenziali «secchioni» tra cui scegliere.
«Non ho mai dato ripetizioni» obiezione intelligente da parte mia.
«Senti, mia mamma ieri sera si è seduta di fronte a me, mi ha puntato una lampada in faccia e ha detto: “Dobbiamo ricorrere a rimedi drastici”. Due scelte: andarmene di casa o chiedere a qualcuno di darmi una mano. Ho subito pensato a te perché sei una ragazza responsabile, metodica, gentile…» l’ultimo aggettivo è un po’ sfumato, come se dubitasse della mia gentilezza. O lo imbarazzasse rivolgermi dei complimenti che sua madre lo ha obbligato a ripetere.
Gli risparmio la fatica di continuare: «Non sarebbe meglio scegliere un professore disponibile ad aiutarti? Non deve per forza essere di questa scuola. E poi ti rendi conto che mancano sì e no due mesi a giugno?».
«È per questo che lo sto chiedendo a te!» esclama e poi prende a enumerare le mie abilità facendo il conto sulle sue dita. «Sai tutte le verifiche in programma, conosci gli argomenti trattati finora e intrattieni rapporti civili con i professori. Sei brava in inglese, la migliore in francese, mai stata rimandata in latino, te la cavi nelle altre materie e io sono in preda alla disperazione, non posso trovare qualcuno disposto a fare tutto e un insegnante per materia non posso permettermelo.»
Se contiamo anche le sue esigenze, sono dieci dita a mio favore. Wow, sono impressionata.
«Aspetta un momento. Tu mi stai chiedendo di darti ripetizioni… di ogni materia?»
«Più o meno.»
«Cosa significa più o meno?»
Sbuffa passandosi una mano sul viso, in difficoltà: «Senti, lo so che sembra che ti stia chiedendo il mondo, ma mi serve solo un aiutino. Basterebbe qualche pomeriggio a settimana a casa mia in vista di compiti e interrogazioni. Un giorno si può studiare italiano, un giorno storia, un giorno inglese… Sono disposto a pagarti quello che mi chiedi. Giusto per arrivare alla sufficienza in tutto».
Sono allibita. Lo fisso con occhi incerti, provando a capire a cosa acconsentirei dicendogli di sì. Sul suo viso c’è qualcosa di veramente insolito… preoccupazione? Tensione?
Finalmente entra il professore e so di avere qualche secondo di tempo per fornire una risposta.
Non è mai successo che Zingaretti implorasse qualcuno di fargli un favore, dev’essere davvero importante. E io non so dire di no. Certo, è un bell’impegno…
Pensandoci, è un suicidio. Non riesco a stargli vicino senza sentirmi il cuore nelle orecchie, non riesco a parlare al telefono con lui senza sembrare ”una decerebrata, non riesco a ribattere alle sue battute perché un suo sorriso mi manda in tilt.
No, non riuscirei nemmeno a dargli ripetizioni.
Non ci penso nemmeno a dargli ripetizioni.
Ripetizioni.
Tutto sta in questa parola.
«Va bene.»
E fu così che mandai definitivamente affanculo la mia stabilità mentale e sentimentale per i due mesi successivi.”

Passi di: Micol Agio. “Io e te”. iBooks.

 

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16 thoughts on “Book Party “Io e Te”

  1. L’estratto è fantastico ♡.♡
    Avrei voluto non finisse mai!
    Certo che Mattia e Marinella avranno il loro bel da fare 😉

    Partecipo al party!
    Seguo su Facebook come Rosy Palazzo dove ho condiviso 😉

    Grazie mille per l’opportunità ♡
    Rosy Palazzo

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  2. Bell’estratto, questo libro promette veramente bene!
    Mi piace molto leggere le storie d’amore nate tra i banchi di scuola perchè, in un modo o nell’altro, riesce a farmi tornare indietro nel tempo facendomi riaffiorare tanti piacevoli ricordi.

    Un’altra cosa che mi ha colpito subito si questo YA è che FINALMENTE e ripeto FINALMENTE abbiamo una storia ambientata in Italia e non nelle solite mete americane da sogno!!!

    Non vedo l’ora di leggere questo romanzo e di conoscere meglio “Io” e “Te” 😀

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  3. Bellissimo estratto ♡
    Ho sorriso parecchie volte, ne vedremo delle belle tra questi due protagonisti… Lei è cotta, lui è un pò stronzo XD
    Non vedo l’ora di leggerlo, sono troppo curiosa, peccato ci sia solo questo estratto 😦
    Partecipo al party, sperando che la fortuna sia dalla mia parte 🙂
    Ti elenco le regole che ho rispettato nel form 🙂
    Seguo il blog con il nome: Elysa Pellino ( Anche se non era richiesto ) 🙂
    Seguo la pagina della casa editrice ” Centauria Libri ” sia su Facebook che su Twitter con il nome: Elysa Pellino
    Ho condiviso questo post su Facebook e Twitter taggando la pagina della casa editrice ” Centauria Libri ” + Quella del tuo blog ” Libro Fatato ”
    LINK CONDIVISIONE FACEBOOK: https://www.facebook.com/elysa.pellino/posts/10209541698113084?pnref=story
    LINK CONDIVISIONE TWITTER: https://twitter.com/ElysaPellino/status/842703133449097216
    – Ho completato il form in tutti i suoi campi 🙂
    Grazie per la partecipazione!!
    Buona Fortuna a Tutti ♡

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  4. Ho scoperto questo Book Party grazie alla pagina di Centauria Libri ^_^
    Grazie mille per l’opportunità che ci offrite!! ♥
    Seguo i blog e le pagine facebook come “Lara Milano”, ho compilato il form e condiviso il post (in modalità pubblica e taggando alcune mie amiche) direttamente dalla pagina facebook di Centauria 😉
    Ho letto l’estratto con molto piacere e quindi non posso che partecipare immediatamente!! ^_^ ♥
    La mia e-mail è lamarama86@gmail.com

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